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Seconda città della Basilicata, Matera è un comune che conta all’incirca 60.302 abitanti. E’ conosciuta in tutto il mondo per gli storici rioni Sassi. E’ da sottolineare che nel 1993 vennero riconosciuti Patrimonio dell’umanità e tutelati dall’Unesco. Il fascino di questi antichissimi rioni, primo esempio di bio architettura risiede nella tipologia delle costruzioni. Sono infatti addossati alla Gravina di Matera, e siti in una profondissima gola che divide il territorio perfettamente in due parti. Invidiabile posizione che permise in realtà all’antico borgo di passare inosservato per lungo tempo, superando indenne molte tragiche vicissitudini storiche che causarono fortissimi danni ad altre cittadine. Unico limite di questa strategica posizione era il terreno sul quale le case si erano posate. Un enorme banco calcarenitico a circa 150 mt dal livello del torrente. E’ facile immaginare dunque che il primo pensiero degli abitanti fu quello dell’approvvigionamento d’acque. Ecco i numerosi scavi per ricavare cisterne e palombari. Diverse ed ingegnose furono le tipologie di cisterne, fra le quali ricorderemo la cisterna a tetto, quella a campana, che consentiva l’arrivo dell’acqua fin dentro le abitazioni. D’interesse i palombari, pozzi comuni a più abitazioni. Uno di questi pozzi comuni ancora presente oggi giorno, sosta sotto la grande piazza di Vittorio Veneto, ed è detto il Palombaro Lungo. Profondo 15 mt, e lungo oltre 50, funzionante seppur non più efficiente come un tempo.
Claudia Zedda
Immagine di pingendiartifex
Conosciuto come presepe napoletano o come ‘o presebbio, è una delle espressioni artistiche meglio note in tutto il mondo della bella Napoli. E’ sì pregno di simbologia cristiana, ma dobbiamo certo ricordare che è tradizione che venga allestito ogni Dicembre anche da quelle famiglie che sono poco osservanti o che addirittura si dichiarano laiche, a testimoniare il fatto che il Presebbio si riconnette in Napoli, alla religiosità si, ma soprattutto ad una antichissima tradizione. Il nome ha origine romano, ed è degradazione del termine latino praesepium che significava nello specifico mangiatoia. E inizialmente infatti la scena si svolgeva intorno ad una mangiatoia, accanto alla quale la sacra famiglia veniva rappresentata. La prima attestazione del caratteristico presepio partenopeo risale al 1025, e sappiamo che si atteneva semplicemente alla ricostruzione della famosissima scena della natività. Sarà nel seicento che ‘o presebbio si andrà implementando e arricchendo. Compariranno allora scene di vita reale; venditori di frutta o di carne intenti nel proprio lavorare, popolane, pastori, pecore. L’innovazione fu ben’accetta, tanto da influenzare la realtà italiana tutta. La costruzione del presepe prende avvio tradizionalmente l’otto di Dicembre e la creazione si deve concludere prima del 24 di Dicembre. Immancabile sarà una passeggiata presso San Gregorio Armeno, via tradizionalmente occupata da quegli eccellenti artigiani che dedicano la propria arte alla costruzione di quell’opera d’arte, ovunque riconosciuta, che è ‘o Presebbio.
Immagine di krisdecurtis
Claudia Zedda
Claudia Zedda
